4 febbraio 2009

Investiamo sull’intelligenza dei giovani

«Torniamo per votare, votiamo per tornare». È lo slogan che gli studenti di Bologna hanno coniato per accogliere, martedì sera, Renato Soru. Nella suggestiva cornice delle scuderie di piazza Verdi di Bologna, nel cuore del quartiere universitario, più di mille sardi, studenti e non, si sono riuniti per raccontare insieme le loro esperienze e per ascoltare Renato Soru. La coreografia è essenziale, nel rispetto di uno stile che ha contraddistinto le numerose tappe eletto

rali. Dove le bandiere dei quattro mori sono il simbolo del forte senso identitario che si respira tra gli emigrati sardi. Quel sentimento d’appartenenza che culmina nella testimonianza in limba di un giovane sardo.

«Torneremo in Sardegna per votare Soru» è stata la frase di tutti, e l’organizzazione spontanea sta concretizzando l’iniziativa, con la raccolta dei fondi e l’ormai celebre «Renautobus» per viaggiare insieme. Dopo aver ascoltato le testimonianze dei giovani, Renato Soru ha illustrato il lavoro della Regione in questi anni, il cambiamento che sta vivendo la Sardegna, la scelta di un progetto politico «con lo sguardo lungo», che punta al futuro.

Nell’incontro con gli studenti il tema dell’istruzione è stato l’asse portante dell’intervento di Renato Soru a Bologna: «La cosa più importante su cui possiamo contare, che c’è in Sardegna come in qualunque parte del mondo, è l’intelligenza delle persone. Ed è sull’intelligenza delle persone che la Sardegna investe». Anche perché, lo ha sottolineato ancora una volta, solo «grazie all’istruzione si potranno creare nuovi e migliori posti di lavoro».

«Investiamo in quest’idea nella consapevolezza che il 60-70% delle persone richieste dal mercato del lavoro avranno bisogno di un’istruzione di alto livello per essere competitivi nel mercato del lavoro. Per avere un lavoro solido, stabile, libero. Per poter finalmente contare su se stessi e non sull’aiuto di qualcun altro» .

Ed è proprio questo uno dei punti sul quale Renato Soru attacca il governo e il presidente del Consiglio: «Che futuro ha in mente per questo paese se inizia risparmiando dalla scuola pubblica? Che tipo di paese abbiamo in mente? Un paese che ride, sorride che pensa alle storielle che si ubriaca delle battute di tutti i tipi?»Un paese che si ostina a non vedere che la qualità dell’insegnamento in Italia è bassissima. E come ci difendiamo da questo? Tagliando l’orario, tagliando il numero degli insegnanti, eliminando eventualmente strumenti in più per la scuola».

Renato Soru ironizza sui provvedimenti del ministro Gelmini: «Ci difendiamo rendendo obbligatori i grembiulini scolastici. Questa è la politica di questo Governo. Nel frattempo – ha sottolineato – in Sardegna, senza averne la responsabilità, la competenza diretta, ma nella comprensione che poi i danni li facciamo innanzitutto a noi, risparmiamo da una parte, facciamo rispettare i nostri diritti sulla giusta compartecipazione alle entrate. Portiamo il rigore della responsabilità ma anche il rispetto dei diritti. E questi soldi poi li investiamo innanzitutto nella scuola». Anche e soprattutto «per rendere concreto il diritto allo studio, aiutando le famiglie».

A Bologna Renato Soru non è sfuggito, ma ha subito replicato all’attacco quotidiano del premier: «Parla, straparla, dice delle falsità, delle bugie. Per alcune bugie io l’ho denunciato, la settimana scorsa, sono andato alla Procura della Repubblica. E li ho toccato con mano che cosa vuol dire il Lodo Alfano: vuol dire che lui può insultare chiunque di voi, può dire qualunque cosa di voi, dei vostri figli, di vostre sorelle, di vostro padre. Può dire le peggior cose, ma rimarrà impunito. E’ impunibile, alla fine, è una barbarie: siamo tornati indietro rispetto alla monarchia sabauda, siamo tornati indietro rispetto ai poteri del re».

«E poiché lo sa bene, ci prova ogni giorno E più gli cresce la paura, più ci prova. Perché lui deve vincere, lui è un signore a cui dobbiamo molto in questi anni, soprattutto per aver avvelenato goccia dopo goccia, giorno dopo giorno le coscienze di tanti italiani. Gli dobbiamo l’idea di oggi che è quella che per vincere bisogna essere disposti a tutto, a qualunque cosa: a mentire, a imbrogliare, a mischiare le carte, a dire una cosa per un’altra, a calunniare le persone, si può fare tutto. L’importante è vincere. E mi viene una tristezza infinita se penso a un uomo di 73 anni che ancora per fare qualcosa, per raggiungere qualcosa in più, per vincere un’elezione in più, ancora testimonia che si possa vivere imbrogliando, dicendo bugie, calunniando le persone. E dà questo tipo di testimonianza ai propri figli, ai propri nipoti, a cui dice di voler bene. Bene, se davvero volesse bene ai propri nipoti forse farebbe bene a iniziare a testimoniare che c’è un valore nel dire la verità, nel non offendere la gente. Che c’è un valore nel non dire falsa testimonianza».

Fonte: www.renatosoru.it