17 gennaio 2011

Cari Migliore e Fava…

“La lingua batte dove il dente duole. Le reazioni nervose e scomposte di Migliore e Fava sono la prova del fatto che Enrico Letta ha toccato un nervo scoperto: il tentativo di Vendola e SEL di convocare le primarie insieme al PD, del quale non fanno parte e con il quale al momento non sono alleati (come non lo erano, non a caso, nel 2008), sta fallendo”.

“I loro toni e soprattutto i loro proclami mai argomentati nel merito allargano sempre di più il fossato tra la sinistra estrema e una forza riformista come il PD. Giusto per rimanere alle ultime settimane, se fosse stato per il ‘pensiero politico strutturato’ di SEL – che Migliore non trova, purtroppo, in Letta – il principale gruppo multinazionale con sede in Italia avrebbe potuto rinunciare agli investimenti a Pomigliano e Mirafiori, programmati nell’ambito di accordi sottoscritti dalle forze sindacali maggioritarie e approvati dalla maggioranza dei lavoratori. Così come – lo hanno dichiarato Fava e Cento – l’Italia avrebbe dovuto considerare la detenzione in carcere di un pluriomicida come Battisti un’ingiusta vendetta, e non un fondamentale rispetto del senso di giustizia, oltre che delle sentenze dei nostri tribunali”.

“È evidente che, specie dopo il fallimento dei governi dell’Ulivo e dell’Unione, la compatibilità ideale e programmatica con la nuova sinistra radicale di Vendola dovrà essere sottoposta a scrutinio severo. Questo – lo ricordo anche a Gozi e Scalfarotto – è perfettamente nella linea del PD, che si rivolge a tutte le forze di opposizione, cercando confronti e convergenze sulle proprie proposte. Il populismo irresponsabile di SEL, la cultura politica passatista e antistorica dei compagni di Vendola, che vorrebbero riaprire alla lotta di classe sulla pelle dei lavoratori e dei loro diritti, è sempre più distante da quella di un partito che si pone come primo obiettivo le riforme per la crescita economica e l’equità sociale e generazionale. Perché – cari Migliore e Fava – senza crescita non ci sono né lavoro, né diritti, né redistribuzione”.