16 novembre 2012

Salvare l’Erasmus, subito!

erasmus

Durante il confronto con gli altri candidati alle primarie del centrosinistra, Pier Luigi Bersani ha ricordato l’importanza, quando di discute della questione giovanile, di partire da due elementi concreti: gli investimenti nel diritto allo studio e un fenomeno preoccupante che sta tornando nell’università, il classismo, che aumenta ulteriormente quell’ereditarietà delle professioni e dei ruoli sociali che affligge l’Italia.

Il ruolo dell’università per promuovere la mobilità non gioca però soltanto nei programmi dei candidati alle primarie. L’Unione Europea in questi giorni è impegnata a discutere il proprio bilancio su tre fronti: il primo è quello del 2013, il secondo per ripianare i 9 miliardi di “buco” del budget 2012, e, infine il terzo riguarda le prospettive finanziarie 2014-2020. Attualmente la trattativa sul primo fronte è fallita, quella sul secondo è a rischio e la terza, prevista in un vertice il 22 e 23 novembre, parte su basi molto deboli.

Il bilancio non è (solo) una pratica contabile, ma lo strumento fondamentale di scelte politiche e frutto di negoziazioni intense. Per questo motivo alcuni Stati che vogliono ridurre il proprio contributo al budget UE hanno, prima, tenuto in ostaggio i fondi del terremoto e ora minacciano la sopravvivenza stessa dell’Erasmus. Sul terremoto, i Governi europei hanno alla fine avuto un sussulto di dignità approvando i 670 milioni previsti. Per quanto riguarda  il secondo oggetto del contendere, la «rettifica numero 6 al bilancio 2012» del valore di 9 miliardi di euro per Sviluppo, Ricerca ed Erasmus  (in particolare 7 miliardi per la coesione, 1 miliardo per lo sviluppo rurale, 102 milioni per la formazione permanente e 90 milioni per l’Erasmus, il resto per il Fondo Sociale Europeo e il Settimo Programma Quadro per la ricerca) invece la situazione è in stallo. A tutt’oggi, quindi, l’UE non ha i 90 milioni di euro per pagare le borse Erasmus dell’ultimo trimestre 2012 (o meglio rimborsare le agenzie nazionali che hanno già pagato). Se il buco non sarà coperto, si dovrà farlo con i fondi del 2013. Quindi a rischio non sono le borse attuali, ma quelle del secondo semestre e del prossimo anno.

I fondi per l’Erasmus sono tutt’altro che un “fardello” per il bilancio degli stati europei, anche in un’epoca di austerità. Per l’Erasmus sono stati stanziati 3.1 miliardi di euro tra il 2007 e il 2013. Per il 2012 sono 480 milioni di euro e 490 milioni per il 2013. Si tratta di appena lo 0.35% del budget europeo, che a sua volta rappresenta circa l’1% del PIL europeo. Sono fondi già stanziati, che sono venuti a mancare nel corso del2012 a causa delle maggiori spese legate alla crisi e al suo principale fondo, il Fondo Sociale Europeo. Si tratta, comunque, di normali procedure di aggiustamento di bilancio (la UE restituisce molti fondi agli stati quando non spesi). Eppure, in vista delle ben più importanti negoziazioni per il budget 2014-2020, una manciata di Governi (in particolare il Regno Unito, l’Olanda, la Finlandia e in parte l’Austria) tengono in ostaggio anche questa fondamentale voce di bilancio.

La forza dell’Erasmus non si misura solo con i costi. L’Erasmus è il più grande successo europeo degli ultimi 25 anni, l’esempio fondamentale di quella mobilità (di idee, di persone, di cultura) che tuttora manca, per “fare gli europei”. L’Italia, in particolare ha bisogno di più Erasmus. Ciononostante, subisce la veduta cortissima di tre o quattro governi populisti che tentano di barattare tagli ai fondi alle imprese, ai sussidi di disoccupazione, all’innovazione, agli aiuti allo sviluppo per qualche punto nei sondaggi.

Questo atteggiamento distruttivo non è più accettabile. L’Italia non può cedere a un compromesso a tutti i costi. I fondi agli investimenti per il lavoro e per la ricerca sono la linea oltre cui non intendiamo retrocedere, soprattutto perché si tratta di fondi già stanziati. Gli Stati che intendano ridurre il budget 2014-2020 comincino per rispettare gli impegni presi e soprattutto a non tagliare gli investimenti più importanti che fa l’UE suoi propri giovani.

Quest’idea di Europa che un paio di governi anti-europeisti vorrebbe far passare non ci appartiene, e non è in grado di portarci fuori dalla crisi, anzi rischia di affossarci completamente. Perciò chiediamo al Governo italiano di sostenere e aderire alla decisione del Parlamento Europeo di non sedersi al tavolo delle negoziazioni e di mantenere una posizione negoziale dura come quella presa da Mario Monti durante il vertice di giugno. O si trova un accordo che salvi i fondi per gli investimenti e l’Erasmus del 2012 (e li incrementi per il periodo 2014-2020), oppure non vale nemmeno la pena di negoziare con chi gioca allo sfascio. L’Erasmus è un programma che tutto il mondo ci invidia e non può essere oggetto di negoziazioni.