7 dicembre 2012

Corruzione, l’ennesima bocciatura

corruzione

L’Italia perde tre posizioni e scende dal 69° al 72° posto nel nuovo indice di percezione della corruzione (CPI), presentato il 5 dicembre scorso da Transparency International. http://www.transparency.it/

L’indice misura, sulla base di sondaggi e valutazioni di esperti, la percezione della corruzione nel settore pubblico e politico su scala globale, assegnando ai singoli paesi un punteggio da 0 a 100, dove 0 indica alti livelli di corruzione e 100 bassi livelli.

Anche quest’anno l’Italia, con i suoi 42 punti, non ottiene la sufficienza e si classifica tra i paesi più corrotti dell’Unione Europea.

Sebbene lo studio mostri una certa influenza della crisi economica e finanziaria europea, come testimonia il crollo di ben 14 posizioni della Grecia (94° posto), è pur vero che le cause profonde della corruzione sono preesistenti e di varia natura. Non a caso, gli altri paesi duramente colpiti dalla difficile congiuntura economica (i c.d. PIIGS) hanno conquistato un posizionamento migliore: Irlanda, Spagna e Portogallo si attestano rispettivamente al 25°, 30°, e 33° posto.

Il risultato italiano naturalmente non riflette a pieno gli sforzi – invero molto recenti – che si stanno compiendo nel nostro paese per il contrasto della corruzione e il miglioramento degli standard di legalità, trasparenza e responsabilità della pubblica amministrazione.

Tuttavia, proprio perché si parla di corruzione percepita, un peso decisivo nella rilevazione basata sui sondaggi lo ha avuto il drammatico susseguirsi, in particolare nell’ultimo anno, di scandali che hanno pesantemente coinvolto il mondo politico italiano.

La recente “legge anticorruzione” (L. 6 novembre 2012, n. 190) rappresenta un primo e importante passo, compiuto dopo mesi di stagnazione del dibattito politico-parlamentare grazie – occorre ricordarlo – alla forzata accelerazione data dall’esecutivo tecnico e giocata sul filo dell’equilibrio con i partiti che lo sostengono.

Si tratta di un intervento sistematico e complesso, che combina l’aspetto della prevenzione con quello della repressione, ma che tuttavia presenta significative lacune e criticità, soprattutto sul fronte della legislazione penale.

Come emerso già in fase di discussione parlamentare, ai fini di una efficace attività di contrasto della corruzione, occorre intervenire urgentemente su alcune questioni fondamentali: innanzitutto il falso in bilancio, considerato uno dei principali reati spia della corruzione e che dovrebbe essere ripristinato nelle sue caratteristiche originarie; poi l’introduzione del reato di auto-riciclaggio, la cui mancata punibilità impedisce di identificare e confiscare i proventi di attività illecite quando riciclati dall’autore stesso di tali attività; infine, la prescrizione lunga dei reati di corruzione, per garantire il tempo necessario al completamento delle indagini e alla pronuncia definitiva del tribunale.

Sono queste le riforme da cui bisogna partire, la prima marcia da inserire nella nuova legislatura. Perché deve essere la politica a rigenerare se stessa, e devono essere i partiti a riconquistare la fiducia dei cittadini e degli attori economici, così gravemente compromessa, come ci ha chiaramente mostrato la classifica di Transparency International.