22 gennaio 2013

5 domande e 5 risposte sulla questione Erasmus

marco meloni

marco meloni1) Com’è nato l’interesse per il tema?
Il PD da anni ha evidenziato il problema. Per esempio il Sen. Ceccanti se ne era occupato nel 2011 in occasione dei referendum e ancora appena prima la fine della legislatura con un Ordine del giorno al Senato. Purtroppo il Governo non è stato sensibile alla cosa, forse in quei giorni convulsi troppi suoi esponenti erano distratti, tra salite e discese in politiche. I nostri deputati eletti all’estero negli scorsi cinque anni hanno lavorato a una revisione della legge elettorale per l’estero che tenesse meglio in considerazione la nuova emigrazione, fatta di persone che circolano e che non per forza si stabiliscono a vita in un nuovo paese, com’era il caso di chi partiva con la “valigia di cartone” negli anni ’50, e che dunque includesse studenti Erasmus, overseas, ma anche stagisti e giovani lavoratori precari. Fino all’ultimo abbiamo sperato che potesse essere inclusa nella riforma complessiva, ma il mancato accordo sulla legge italiana ha fatto saltare anche la riforma all’estero. Le proteste di questi giorni, poi, hanno finalmente fatto emergere sui media l’importanza del tema arrivando alle orecchie dei ministri. Il PD non può accettare che una falla burocratica impedisca, o per lo meno scoraggi, il voto di tanti giovani studenti che hanno deciso di fare un investimento per se stessi e per il paese con un periodo di studio all’estero e che in molti casi si avvicinano per la prima volta al voto: l’astensionismo va combattuto, non favorito con ostacoli burocratici.

2) Qual è il problema oggettivo?
Il primo problema viene dal sistema di voto estero: possono votare gli iscritti entro il 31 dicembre 2012 all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero). Tuttavia, agli studenti Erasmus non è consentita l’iscrizione all’AIRE, perché il periodo di soggiorno è troppo breve (sei mesi o un anno al massimo). Il secondo problema viene dal decreto 223/12, che non include gli studenti Erasmus e simili tra i cittadini “temporaneamente all’estero”. Tra questi, infatti, rientrano solo i militari in missione o i ricercatori. In realtà, il problema di fondo è una rete consolare in grande difficoltà dopo anni di tagli: gestire la temporanea iscrizione di militari e ricercatori è relativamente semplice perché si tratta di poche persone. Gestire l’iscrizione degli Erasmus, invece, comporterebbe una mole di lavoro molto più importante.

3) Come ha reagito il Governo?
Il Governo, attraverso il Ministro Cancellieri, ha prima reagito “burocraticamente”, limitandosi ad affermare che la normativa attuale non consente il voto degli studenti in scambio. Ma questo lo sapevamo anche noi. Per fortuna l’importanza della protesta, che ha usato molto bene i social media, ha fatto sì che si imponesse una riflessione più approfondita, che verrà affrontata dal prossimo Consiglio dei Ministri con una relazione dei Ministri degli Interni e degli Esteri. Ora si valuta la possibilità di offrire uno sconto del 70% sui voli: oltre che essere costosa questa proposta rimane difficilmente implementabile per gli studenti in overseas o altri scambi in altri continenti. Sarebbe comunque meglio di niente.

4) Qual è la vostra proposta e ci sono dei margini perché venga accettata?
La nostra proposta è di inserire gli studenti Erasmus o overseas, nonché stagisti e giovani lavoratori precari, ufficialmente registrati in un’università estera o con un regolare contratto di stage o lavoro, nell’elenco dei cittadini “temporaneamente all’estero” ammessi al voto. Normalmente questo comporta una comunicazione ai comuni di residenza per evitare il doppio voto. I Consolati potranno obiettare che, poiché manca solo un mese al voto, non ci sono i tempi tecnici per procedere alle iscrizioni e alla comunicazione ai Comuni. Se questo non è davvero possibile (si potrebbero ridurre i termini per queste comunicazioni previsti dal DL 223/12), è sufficiente prevedere un controllo ex post, con pene molto severe per chi votasse due volte. A chi considera questa scelta troppo avventata ricordo che il rischio del doppio voto esiste già per le elezioni europee, in cui un cittadino italiano può optare, anche senza essere iscritto all’AIRE, per il voto in un altro paese UE senza alcuna comunicazione tra i diversi paesi. Sono previste pene se qualcuno “fa il furbo”. Usiamo lo stesso metodo.

5) A che punto siete?
Il PD ha chiesto al governo prima di attivarsi per prendere seriamente in considerazione il problema, anziché limitarsi a ricordarci il contenuto delle leggi vigenti. Ora aspettiamo il Consiglio dei Ministri. La questione ha un valore sostanziale e simbolico troppo grande perché possa essere esaminata in modo formalistico. Non è accettabile che la pigrizia burocratica abbia la meglio sui diritti costituzionali. Sarebbe davvero un pessimo segnale, oltretutto in un periodo di astensionismo crescente in tutti i paesi d’Europa, ignorare la richiesta sincera e giusta di partecipazione che viene dagli studenti Erasmus. Per questo al governo abbiamo chiesto di passare dalle parole ai fatti, e di trovare concretamente una soluzione.