30 gennaio 2013

Meloni incontra Schulz: “Fuori dalla crisi investendo su università, ricerca, innovazione”

Meloni con Schulz e Carrozza

Meloni con Schulz e Carrozza
Marco Meloni, responsabile per l’Università e la Ricerca del PD e candidato alla Camera dei deputati e Maria Chiara Carrozza, presidente del Forum Università e Ricerca e capolista alla Camera in Toscana hanno incontrato oggi a Bruxelles il presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz. L’incontro – che fa seguito a quello tenuto ieri a Parigi con il capo economista dell’Ocse Pier Carlo Padoan – è stata l’occasione per illustrare il programma di governo del PD e per ribadire l’importanza dell’università, della ricerca e dell’innovazione. In particolare Meloni e Carrozza hanno apprezzato il lavoro del Parlamento Europeo in difesa dei fondi per la ricerca e per l’Erasmus.

“Per uscire dalla crisi – dichiarano Maria Chiara Carrozza e Marco Meloni – l’Europa ha bisogno di investire maggiormente nella ricerca europea e di favorire la libera circolazione dei cervelli e le alleanze tra le istituzioni della formazione e della ricerca. Al momento la bozza del bilancio comunitario 2014-2020 prevede solo 80 miliardi di euro per la ricerca e altri 15 per la formazione e istruzione a fronte di 370 miliardi dedicati alla politica agricola comune. In Italia veniamo da 5 anni di tagli indiscriminati, avviati dall’impareggiabile duo Tremonti-Gelmini e proseguiti, nonostante la nostra contrarietà, anche con Monti, che prima ha tentato di innalzare le tasse universitarie e negli ultimi mesi di legislatura ha ridotto ancora di 300 mln di euro le risorse per l’Università. A chi propone ricette adottate solo dalla destra inglese, e già fallite, diciamo chiaramente che scaricare sugli studenti e sulle famiglie ulteriori costi non farà che accelerare la fuga dall’università. Un Paese più ignorante sarebbe più povero e più iniquo. Il Partito Democratico nel suo programma per l’università e la ricerca propone, invece, un modello europeo, in cui il diritto allo studio sia la base per riattivare la mobilità sociale e geografica e si riduca sensibilmente il carico burocratico e il centralismo, con una classe docente più giovane e maggiore trasparenza nel rapporto università-impresa”.