29 luglio 2013

Istruzione e Innovazione: il “servizio al futuro” nel Decreto Fare

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Articolo di Marco Meloni apparso il 29 luglio ’13 sul blog  Erasmus di Com.Unità.

Istruzione e innovazione  sono due chiavi essenziali dell’azione del governo guidato da Enrico Letta e sostenuto dal Partito Democratico. Così, nel cosiddetto “Decreto del  Fare” si realizza una serie di interventi orientati al rilancio di queste politiche, seguendo una profonda convinzione del PD: non si tratta di politiche settoriali, ma di assi strategici per la crescita e la competitività del Paese. Esse sono tra i pilastri del contributo del Partito Democratico al “governo di servizio al Paese”, perché sono al servizio del futuro.

All’istruzione il Presidente Letta ha dedicato un passaggio centrale delle sue dichiarazioni programmatiche: “La società della conoscenza e dell’integrazione si costruisce sui banchi di scuola e nelle università. Dobbiamo ridurre il ritardo rispetto all’Europa nelle percentuali di laureati e nella dispersione scolastica e dare piena attuazione all’art. 34 della Costituzione, per il quale i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.

E all’Istruzione, all’Università, alla Ricerca, sono dedicate alcuni importanti misure del DL approvato Venerdì scorso dalla Camera, che ho potuto seguire direttamente già in sede di Commissione.

Sulla scuola, il governo ha annunciato la presentazione di un piano complessivo per l’edilizia scolastica, che prevederà il cofinanziamento delle istituzioni europee e una significativa semplificazione della governance, per dare finalmente risposta ad una questione di civiltà, consentendo ai nostri studenti e ai nostri insegnanti di svolgere le proprie mansioni in edifici ben organizzati e, soprattutto, sicuri. Con questo decreto, vengono, intanto, stanziati fino a 100 milioni l’anno per i prossimi tre anni da fondi INAIL, a cui si affiancano altri 150 milioni per il 2014, destinati al Fondo Unico per l’Edilizia Scolastica.

Sull’università, due sono le direttrici di intervento: le borse di studio e il ricambio generazionale.

Sul primo punto, oltre alle borse di mobilità per il prossimo anno, grazie ad un emendamento del PD, si potenzia il diritto allo studio, rafforzando il diritto alla libera scelta degli atenei da parte degli studenti, con un programma nazionale per il diritto allo studio: un’opportunità concreta di scegliere la sede nella quale formarsi, che realizza il primo tra i punti del programma elettorale del PD e che consentirà di erogare borse di studio ben più sostanziose delle attuali ad almeno 25mila studenti in più (attualmente sono poco meno di 120mila). E’ il primo passo per passare da meno del 7% ad almeno il 20% di studenti borsisti (sono il 25% in Francia, il 30% in Germania, e sono diminuiti , in Italia, dell’11,2% negli ultimi 5 anni, mentre nel resto d’Europa il dato è in crescita), e uno strumento concreto per fermare la fuga degli studenti dalle università (-10% di immatricolati nell’ultimo anno). Un piano che – è necessario precisare, viste le legittime perplessità di Regioni e Rettori – non compete con il sistema regionale del diritto allo studio, ma, al contrario, vuole affiancarlo e potenziarlo, né riduce le risorse per l’Università. Per questo cercheremo di migliorare il decreto al Senato, dialogando con tutti, come già stiamo facendo: va in questa direzione l’Ordine del giorno presentato dal PD (primo firmatario il Presidente del gruppo Speranza), approvato dalla Camera con il parere favorevole del governo, che impegna il governo medesimo a garantire, in sede di discussione della prossima Legge di Stabilità, risorse aggiuntive al Fondo integrativo del diritto allo studio universitario, pari almeno a quelle dello scorso anno, e, allo stesso modo, a rifinanziare il Fondo ordinario per l’Università.

Il secondo intervento riguarda la riattivazione degli ingressi dei giovani ricercatori e dei giovani professori nell’università. Per ringiovanire l’università più vecchia d’Europa, mostrando che il ricambio è possibile: per questo il “turnover” per il 2014 è stato elevato dal 20% al 50%, liberando posti per 1.500 ordinari e 1.500 nuovi ricercatori.

Per quanto riguarda lo sviluppo delle attività di ricerca fondamentale e di ricerca industriale, il DL prevede che il Ministero dell’Università e della ricerca contribuisca alla spesa – utilizzando a tal fine una parte della quota del Fondo per le Agevolazioni alla Ricerca destinata alla contribuzione a fondo perduto (nel limite del 50%) – per sostenere la creazione e lo sviluppo di start-up innovative e spin-off universitari, incoraggiare gli investimenti in ricerca delle PMI (in particolare delle società nelle quali la maggioranza delle quote o delle azioni del capitale sia posseduta da giovani al di sotto dei 35 anni) e supportare i ricercatori vincitori di grant europei o di progetti a carico dei fondi PRIN o FIRB.

Un altro asse di intervento strategico del governo riguarda l’Agenda Digitale: un cambio di marcia verso un Paese piu’ semplice, innovativo e competitivo, un insieme di interventi capaci di rendere più efficiente il nostro sistema economico e più trasparente e diretto il rapporto tra Stato, Amministrazioni e cittadini. Si interviene sia rendendo più chiare le responsabilità, affidate direttamente alla Presidenza del Consiglio (apprezzabilissima la nomina a “Mister Agenda Digitale” di Francesco Caio, personalità di altissimo livello), sia migliorando le possibilità di accesso alla rete e la funzionalità di alcuni servizi essenziali, come il fascicolo sanitario elettronico e l’identità digitale. Insieme a un gruppo di colleghi – in particolare Alessia Mosca, Paolo Coppola, Enza Bruno Bossio, Gianclaudio Bressa, Lorenzo Basso, Stefano Quintarelli – abbiamo lavorato a una serie di emendamenti piuttosto significativi. Primo fra tutti la vittoria del “Wi-Fi libero”, che consentirà agli operatori che non svolgono prevalentemente l’attività commerciale di garantire l’accesso alla rete ed erogare il servizio senza identificazione del fruitore: insomma, potremmo connetterci direttamente nei bar, nei ristoranti, nei locali pubblici, come accade nel resto del mondo! Poi alcune misure specifiche, come l’automatica attribuzione del domicilio digitale (un indirizzo di posta elettronica certificata, poi attivabile a discrezione dal cittadino) quando si richiede il documento unificato, ovvero all’atto dell’iscrizione anagrafica o della dichiarazione di cambio di residenza. Ancora, l’estensione delle incentivazioni ai beni strumentali come hardware e software, e l’inserimento, tra le infrastrutture realizzabili dai piccoli comuni col programma “6.000 campanili”, della rete di nuova generazione e Wi-Fi.

Il decreto è un primo passo, ma dimostra che il cambiamento è possibile e che la prospettiva delineata dal Presidente Letta può diventare realtà. Grazie al Partito Democratico e alla sua attenzione per l’istruzione e l’innovazione, il governo ha rafforzato e rafforzerà in questi mesi la sua vocazione di “servizio al futuro”.