21 novembre 2013

Il sindaco al premier “Dal 9 cambia tutto”

Letta-Renzi

Il sindaco al premier “Dal 9 cambia tutto”
di GOFFREDO DE MARCHIS, La Repubblica, 21/11/2013

Prima che fragile, la tregua tra Renzi e Letta è stata breve. Sei ore dopo il voto della
Camera che respinge la sfiducia alla Cancellieri, il sindaco di Firenze ricarica le sue armi contro il governo e lo sconfessa.

Mentre il premier è a cena al Quirinale con il presidente francese Francois Hollande, Renzi in televisione mostra i muscoli: «Da leader del Pd avrei dato l’indicazione di votare la sfiducia. È stato un errore consentire al ministro della Giustizia di restare al suo posto». Così Renzi non lascia il tempo di respirare alle larghe intese, neutralizza il voto di ieri e la scissione del Pdl. Si riparte da zero. Anzi, si riparte dal 9 dicembre, giorno successivo alle primarie democratiche. Il sindaco lascia capire che cambierà la musica dentro il partito, ma soprattutto nel rapporto tra il partito e il governo, tra il Pd e Letta. La vicenda dunque non è affatto chiusa. Il premier ne è perfettamente consapevole. Lo sono meno i suoi fedelissimi che ieri cantavano vittoria registrando il punto a favore del loro leader nella partita contro il Rottamatore. «Dal 9 dicembre cambia l’agenda del governo incalza Renzi nella trasmissione La Gabbia su La7-. Piùdimostrazione di serietà di quella che ho fatto negli ultimi mesi penso che non ci possa essere. Decidiamo le cose da fare e il Pd deve dare il calendario delle cose da fare,
perchè non può continuare a fare la bella statuina». Ad esempio, Renzi, una volta eletto alla guida del Pd, tornerà a chiedere le dimissioni del Guardasigilli. «Non credo che cambierà posizione», avverte Paolo Gentiloni. Aprirà una sfida sul rimpasto e sul programma. «La lealtà che io ho espresso in questo passaggio al Pd è la stessa che chiederò nei miei confronti da dicembre in poi». Può darsi che questi toni e questi argomenti siano la «cedola di propaganda», come dice un antirenziano, che il sindaco vuole incassare prima del rush finale. Che sia il modo per mobilitare il popolo del centrosinistra e conquistare gli elettori di Grillo evitando l’affluenza flop ai gazebo. Se la partecipazione si dovesse fermare intorno al milione e mezzo, per Renzi sarebbe un pessimo inizio, un dimezzamento nei fatti. In questo senso, il caso Cancellieri certamente non stimola il popolo democratico a fare le code nei circoli e ai gazebo tra tre domeniche. Questa è sicuramente una delle paure del sindaco. Ma la sfida reale appare evidente. Per l’oggi e per il domani. È il duello con Letta: il premier icona della Grande coalizione, lui paladino del cambiamento e di una maggioranza politica chiara. La Cancellieri è solo una traccia del disegno complessivo. Renzi smonta il programma economico che Palazzo Chigi ha immaginato per i prossimi mesi: dismissioni e rigore europeista. Annuncia il “licenziamento” del responsabile Economia del Pd Colaninno. «Verrà sostituito». Con un suo fedelissimo che non farà sconti all’esecutivo. A questo punto, la Cancellieri è il nome sotto il quale cova la battaglia campale e finale.

La violenza del renziano Michele Emiliano allarma Palazzo Chigi. Il sindaco di Bari paragona i leader del Pd ai camorristi che hanno minacciato i giocatori della Nocerina. Gli risponde per le rime il fedelissimo del premier Marco Meloni. Letta invece butta acqua sul fuoco. «Io cerco solo un po’ di tranquillità per il 2014. Il passaggio del voto sul ministro della Giustizia va in questa direzione». Non c’è trionfalismo in queste considerazioni affidate agli amici. C’è invece molta tensione per lo sviluppo della discussione. «Non ero mai intervenuto nelle vicende del Pd. Stavolta ho dovuto farlo. La discussione stava diventato troppo strumentale». È un accusa a Renzi, l’anticipo di un possibile botta e risposta.

Ma il problema è tutto il Pd non soltanto il futuro probabile segretario. Sono in tanti a pensare che la vicenda Cancellieri sia ancora aperta. «Il ministro continua a essere sotto tiroragiona Gianni Cuperlo -. E dopo l’impegno diretto di Letta, tutto il governo è sotto tiro. Sono queste le ragioni di opportunità. Penso ancora che il Guardasigilli farebbe bene a dimettersi» Quindi, i deputati del Pd hanno votato ieri la fiducia a un esecutivo sapendo che si è indebolito, che le larghe intese sempre più invise alla base. I tre candidati alle primarie ne sono consapevoli, il voto dell’8 dicembre dirà anche questo: che bisogna cambiare nel Pd ma anche nell’azione del governo. C’è chi non ha visto la tregua neanche nell’assemblea dei deputati democratici di martedì sera. «Non c’è stata nessuna tregua, racconta Sandra Zampa, l’ex portavoce di Prodi oggi deputata dalla parte di Civati, Né fragile né solida. Al contrario ho notato solo venti di guerra e parecchio brutti». Una fotografia molto nitida del futuro.

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