30 dicembre 2013

Il fedelissimo del premier “Gli attacchi di Matteo? Battute”

marco meloni

marco meloniMeloni << Enrico e il segretario marceranno uniti>>

LO CHIAMANO tutti «il Gianni Letta di Enrico Letta», e un motivo ci sarà. Fatto sta che Marco Meloni, giovane deputato sardo alla prima legislatura, è da anni uno dei più vicini al premier e tra i suoi più fidati consiglieri.

Onorevole Meloni, il segretario del suo partito dice di ’non aver niente in comune con Letta e Alfano’. Non è andato leggero.
«Al di là delle battute, nelle parole di Renzi voglio vedere i lati positivi per il governo».
Impresa ardua.
«Non del tutto. Ha per esempio chiarito che le precedenti dichiarazioni di un membro della segreteria Pd non rappresentavano la posizione ufficiale del partito, poi ha escluso dal vocabolario la parola rimpasto, che anche a me non piace per nulla. Cercando di richiamare l’attenzione di tutti verso le cose che vanno fatte, perché occorre un cambio di passo radicale: il primo a chiederlo alla maggioranza è stato Letta, del resto».
Quando Renzi parla, pare rivolgersi a un governo amico, e non al proprio governo.
«Capisco che possa anche apparire così, ma preferisco affidarmi a quello che il segretario ha detto nelle circostanze ufficiali. Anche perché il governo fa bene se il presidente del consiglio e il segretario del Pd marciano nella stessa direzione. Poi ci possono essere battute, apprezzamenti, e alcuni che devono entrare meglio nel ruolo di dirigente di partito… Ma sono scosse di assestamento».
A gennaio si farà questo benedetto «patto di coalizione». Che cosa ci sarà dentro?
«Impegni precisi per realizzare cose concretamente fattibili nel 2014, con un deciso cambio di passo che ora è possibile e necessario. Lavoro e riforme, con la legge elettorale e superamento del bicameralismo. Per il lavoro occorre la crescita, riducendo le tasse e semplificando le regole in modo da favorire gli investimenti. Il governo è già all’opera, come lo è sull’altro tema che considero centrale per il futuro dell’Italia: l’istruzione e la ricerca».
Sul lavoro Renzi pare avere le idee chiare.
«Finalmente c’è una disponibilità da parte di tutti a parlare senza approcci ideologici ma pragmatici. Serve estendere i diritti e rendere universale il welfare. Occorre un adeguamento normativo, con una guida politica forte e un concorso delle parti sociali, tenendo conto anche della rappresentanza di quelli che non sono contrattualizzati».
Sulla legge elettorale riuscirete a trovare un punto di sintesi?
«Per garantire il bipolarismo e fare in modo che i cittadini scelgano eletti e governanti occorre un sistema adatto al sistema politico italiano. La bipolarizzazione va incentivata, magari con doppi turni, e i meccanismi sono numerosi».

 

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