30 dicembre 2013

Renzi attacca ancora. Il gelo del premier: aspettiamo gennaio

letta_renzi

letta_renziPer stile, per carattere e per strategia Enrico Letta resterà fuori dal «pollaio» delle fibrillazioni politiche e continuerà a concentrarsi sugli obiettivi di governo. Soddisfatto per i dati che indicano «una prima inversione di tendenza sulle tasse», il presidente del Consiglio ha deciso di non replicare al nuovo attacco di Matteo Renzi: «Tutto voglio tranne che farmi trascinare in polemiche giornaliere e personalistiche. Decideremo tutto insieme a gennaio, nel contratto di coalizione… Ma adesso mettiamoci uno stop». Un appello al senso di responsabilità che arriva dopo il colloquio del segretario del Pd con La Stampa, dove Renzi ha espresso il suo disagio verso il governo. Niente rimpasto, perché il leader democratico non ha mai pronunciato quella parola, non la pronuncerà mai e giura che gli fa anche «un po’ senso».

Ma il governo deve fare le cose che non ha fatto negli ultimi vent’anni, «oppure non ha senso continuare». Il problema, per Renzi, non è «mettere pedine e scambiare caselle», ma cambiare «stile e velocità» al governo del Paese. Se invece si continua a «perdere tempo», passando «dalle larghe intese all’assalto alla diligenza», tutti a casa. A Palazzo Chigi hanno fatto tesoro di alcuni passaggi declinati in chiave costruttiva, però tra le righe dell’intervista il premier e i suoi collaboratori hanno trovato toni e ragionamenti che hanno suscitato sorpresa e fastidio.

Renzi respinge la tesi lettiana di un «salto generazionale» e attacca: «Non posso accettare l’impostazione che Enrico ha dato alla sua conferenza stampa di fine anno, facendo quasi immaginare una intesa tra lui, Alfano e me». E ancora: «Lui, Enrico, è stato portato al governo anni fa da D’Alema, che io ho combattuto e combatto in modo trasparente; e Angelino Alfano al governo ce lo ha messo Berlusconi… Non voglio assolutamente essere accomunato a loro, io sono totalmente diverso». Nell’entourage del premier l’hanno presa male, come per un colpo basso assestato a freddo: «Letta è così forte della sua storia personale e politica che non sente il bisogno di replicare».

L’onorevole Marco Meloni stigmatizza le «battute di pancia» di Renzi e s’incarica di correggerne la ricostruzione storica: «Letta entrò nel governo D’Alema come vicesegretario ulivista del Ppi. Il segretario del mio partito dovrebbe volare più alto. Se ha paura di finire come Veltroni, avviluppato nei meccanismi correntizi, stia attento a non cominciare come Veltroni, facendo precipitare le cose…». Dario Franceschini prova a mediare, gettando acqua sul fuoco. «Letta e Renzi hanno gli stessi interessi — riflette il ministro per i Rapporti con il Parlamento —. Anche per il Pd il 2014 deve essere l’anno dei risultati tangibili, perché non c’è migliore biglietto da visita in vista delle Europee».

Perché allora il segretario strattona il premier tirandolo per la giacca? Per andare al voto? «Lo fa in modo anche aspro, è vero — riconosce Franceschini —. Ma non vuole farlo cadere, vuole rafforzarlo. Un governo debole, che galleggia, è controproducente anche per il Pd». Renzi da gennaio si farà sentire «sul serio», vuole che si passi «dalle chiacchiere alle cose scritte» e che si cominci al più presto ad affrontare le priorità del Pd, lavoro e riforme. Se Letta seguirà l’agenda del Pd, lui lo sosterrà lealmente. «Ma potevano risparmiarci tante cose» insiste Renzi e in cima all’elenco mette la nomina da parte di Alfano di 17 prefetti: «È solo la ciliegina sulla torta». È uno dei passaggi che il premier ha letto con maggiore dispiacere e irritazione, perché pensa che il vicepremier, rompendo con Berlusconi, abbia fatto una «scelta coraggiosa » e vuole che gliene venga dato atto. Il destino del governo non lo preoccupa, perché in fondo Letta pensa che gli attacchi di Renzi siano fuochi di paglia, destinati a spegnersi con l’arrivo dei primi risultati concreti. Tra l’altro, ragiona il premier, chi mai nel Pd vorrebbe andare al voto con un sistema puramente proporzionale?

A stressarlo sono semmai le fibrillazioni continue ed è anche per questo che, nel suo staff, hanno cominciato a esaminare l’ipotesi rimpasto. Renzi non lo chiede, è vero, ma Letta potrebbe offrirglielo, per placare i fedelissimi del leader e allungare la vita all’esecutivo. Una tentazione che, se confermata, dovrà fare i conti con le affermazioni di Renzi: «Se pensano di ingabbiarmi con un rimpasto sbagliano alla grande…».

 

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