31 gennaio 2014

La legge elettorale e le riforme istituzionali: intervento alla Camera dei Deputati

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Signora Presidente, signora rappresentante del Governo, onorevoli colleghi,

la legge elettorale è decisiva per la qualità della democrazia e l’efficienza del sistema istituzionale. Del resto, è stata una legge elettorale profondamente sbagliata a condannare le nostre istituzioni a un equilibrio instabile e a produrre un vulnus della rappresentanza democratica che ha giocato un ruolo rilevantissimo nel distacco tra cittadini e Parlamento.

Questa legislatura ha preso avvio proprio quando si è trovata una strada – certo assai impervia – per cogliere due obiettivi: dare al Paese un governo capace di far ripartire l’economia, che un anno fa segnava un dato drammaticamente negativo,e superare la crisi istituzionale e democratica con un processo di riforme costituzionali.

Non è questa la sede per affrontare il primo argomento, sul quale le opinioni tra noi sono certamente, e legittimamente, differenti: certo è che, dopo che le scelte di uno dei partiti che componevano la maggioranza – Forza Italia – connesse alle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi, hanno, oltre che condizionato l’azione del governo, interrotto il processo di riforme, siamo ora finalmente nelle condizioni per ripartire.

E’ un impegno, adottare le riforme istituzionali più urgenti, che le forze di maggioranza hanno assunto l’11 dicembre, con il voto di fiducia al governo, e che può ripartire grazie al forte impulso del Partito Democratico e del suo segretario, eletto alle primarie dell’8 dicembre.

Il nostro compito ora è realizzare un trittico di riforme: quella elettorale, resa ancor più urgente dalla sentenza della Corte costituzionale; e quelle costituzionali finalizzate a superare il bicameralismo paritario, e dunque della funzione legislativa e della natura elettiva del Senato, e di ridefinire la ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni, con la riforma del titolo V dellaCostituzione.

Il PD ha deciso di realizzare queste riforme evitando un errore capitale, compiuto dal centrosinistra nel 2001 e replicato dal centrodestra nel 2005: riforme di questa natura si adottano con ampie maggioranze, e sono aperte alla partecipazione di tutte le forze parlamentari.

Passo ad alcune osservazioni sulla legge elettorale, di cui esaminiamo un testo base aperto agli apporti migliorativi di Camera e Senato

Di fronte a noi, due necessità ineludibili: far fronte alle censure della Corte Costituzionale, e adottare scelte finalizzate da un lato a rendere più forte e legittimato il Parlamento, e dall’ altro più stabile, e dunque capace di definire un orizzonte di legislatura, il governo. Qui non posso entrare nel merito di tutte le questioni. Esse vertono intorno a una domanda prioritaria: è possibile ampliare gli spazi di partecipazione democratica e riattivare il meccanismo della rappresentanza, senza minare, anzi rafforzando, la stabilità del governo?Mi pongo dal punto di vista che considero più importante: quello del cittadino.Questa legge riconsegna al cittadino lo scettro, ovvero il potere di determinare chi lo rappresenta e chi è investito della responsabilità del governo, senza che sia alterata in modo irragionevole la rappresentanza democratica? Sono queste, del resto, le censure di fondo della stessa Corte.

Partendo dal secondo aspetto, la legge offre un buon punto di partenza all’ esame parlamentare: la concessione del premio di maggioranza al primo turno è ancorata a una soglia minima; il premio potrà essere determinato in misura ragionevole e contenuta, e comunque con un effetto disproporzionalizzante comparabile con quelli generalmente presenti nei sistemi elettorali dei Paesi democratici; infine, qualora non sia raggiunta la soglia per l’assegnazione del premio, viene affidata ai cittadini, in un secondo turno, la scelta della maggioranza.

Il lavoro parlamentare potrà perfezionare una serie di aspetti legati alla rappresentanza, ma l’obiettivo è chiaro: assicurare un governo stabile,favorire l’evoluzione del sistema in direzione di una democrazia decidente e aperta all’ alternanza, garantire comunque lo spazio per le forze che si collocano al di fuori dall’ assetto bipolare contingente. Con questa legge,potrà finalmente operare in modo più trasparente il circuito delega-responsabilità-sanzione che sta alla base delle democrazie liberali.

Quanto alla scelta dei parlamentari, le liste corte, coi nomi dei candidati affiancati ai simboli dei partiti, rendono certo il cittadino più consapevole. Rimane aperto un altro punto: come vengono scelti quei candidati? La Corte, con riferimento alla Legge precedente, afferma che: “priva l’elettore di ogni margine di scelta dei propri rappresentanti, […] totalmente rimessa ai partiti”; nega “l’effettività della scelta e la libertà del voto”; altera per “l’intero complesso dei parlamentari il rapporto di rappresentanza tra elettori ed eletti”; contraddice, in questo modo, “il principio democratico”.

L’elemento che, unito alle liste bloccate, rendeva la norma incostituzionale, è certamente legato anche alla ridotta conoscibilità delle liste da parte degli elettori. Al di là della legittimità costituzionale di liste bloccate “corte” per la totalità dei parlamentari, è necessario cogliere un punto essenziale: il Porcellum è divenuto così inviso ai cittadini soprattutto per le liste bloccate, e noi dobbiamo fare qualcosa di più per restituire loro il potere, oltre che di conoscere, di decidere direttamente chi li rappresenta in Parlamento. I metodi possibili sono diversi – primarie per legge, preferenze, liste flessibili, ovvero modificabili dagli elettori – ma il punto deve essere affrontato. Noi del PD uno di questi – le primarie – lo adottiamo già, ma esso deve essere perfezionato e reso pubblico, poiché riguarda la rappresentatività dell’intero Parlamento. Chi, come me, è stato eletto in assemblee legislative sia col voto diretto dei cittadini sia in liste bloccate, sa bene che nei due casi la forza derivante dalla rappresentanza popolare è totalmente diversa. Tra l’altro, meccanismi di questo genere consentono di affrontare un altro tema, sul quale il testo base della legge richiede un forte intervento migliorativo, ovvero la parità di genere per l’accesso alle cariche elettive, prevista dall’ articolo 51 della Costituzione.

Un’ultima questione alla quale teniamo particolarmente riguarda la possibilità di libero esercizio del diritto di voto da parte degli studenti e dei lavoratori temporaneamente residenti all’ estero, e degli studenti fuorisede. Come in tutti i Paesi civili, nel rispetto dei principi della segretezza del voto, possiamo fare, con un piccolo intervento normativo,un grande regalo non solo a decine di migliaia di studenti e lavoratori, ma alla nostra democrazia.

Infine, una nota che oggi ritengo indispensabile: le manifestazioni di violenza fisica e verbale alle quali abbiamo assistito in questi ultimi giorni sono inaccettabili, non degne di un parlamento democratico. Alla violenza di matrice squadrista e fascista il Partito Democratico si opporrà sempre con fermezza e senza paura, e rivolge un appello alla massima vigilanza ai cittadini che tengono alla democrazia della nostra Repubblica.

Le istituzioni repubblicane hanno resistito, negli anni, a molti attacchi, e sono solide, anche grazie alla insostituibile funzione di garanzia svolta dal presidente Napolitano. Ora siamo qui per riformarle, e saremo, abbiamo il dovere di essere, più forti di chi vuole è qui solo per distruggerle.