12 marzo 2014

“Subito un referendum contro le liste bloccate”

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referendum2«Stamattina l’avevo detto a Renzi. A lui e al nostro capogruppo».
Che cosa onorevole Meloni?
«Che noi del Pd abbiamo sbagliato a non prendere posizione sulle preferenze di genere. Che l’accordo con Berlusconi si spinga a dire che non possiamo decidere come partito mi
sembra inverosimile».
Fosse stato inverosimile, ieri non avreste concesso il bis.
«C’era una ferita da rimarginare. Non siamo stati capaci di farlo. Il punto vero, legato soprattutto all’emendamento Gitti (bocciato) era quello di riconsegnare ai cittadini il potere di scegliere i propri parlamentari, favorendo così anche la parità di genere. L’idea che questa legge elettorale possa reintrodurre le liste bloccate la rende invotabile».
È una legge targata Pd.
«Guardi, non solo è invotabile, ma mi sembra persino a rischio incostituzionalità. Ma come, dopo che la Corte restituisce ai cittadini il potere di scegliere i propri rappresentanti, tu glielo
sottrai nuovamente?».
Dicevamo del Pd. Per essere benevoli, su questa scelta si è spaccato in due.
«E’ stata una decisione lacerante. La disciplina di partito è importante, ma decisioni così hanno un ruolo capitale, superiore ai richiami di appartenenza».
Adesso che cosa intende fare?
«Dobbiamo restituire subito ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti. Se la legge non cambia e rimangono le liste bloccate, credo che l’unica via sia studiare la praticabilità
di un referendum abrogativo di quella norma».
Lo proporrà lei?
«Io e altri. Interrompere il rapporto tra elettori e istituzioni è una follia».
Perdoni se insisto. Questa legge è la sintesi di un accordo tra il suo segretario
e Berlusconi.
«Il mio segretario talvolta ha detto di essere favorevole alla parità di genere e talvolta no. Talvolta ha sostenuto le primarie e talvolta no. Dipende da quando lo si ascolta. Io ribadisco la mia convinzione per cui nell’accordo con Berlusconi, legittimo, ci fossero dei valori non negoziabili. Ci hanno detto che questa legge sarebbe stata il calcio d’inizio per avviare anche le riforme. Beh, lo abbiamo dato molto male».
Guardando il voto in Aula, la distanza tra Renzi e buona parte dei parlamentari
del suo partito è sembrata incolmabile.
«Se posso permettermi di fare una battuta direi che il rapporto tra il segretario e i suoi parlamentari è anche troppo stretto. Il nostro gruppo ha digerito una cosa indigeribile proprio
perché lo ha chiesto lui».
Le piace ancora questo Pd?
«Il Pd oggi è un oggetto non classificabile. È interessato da una rielaborazione della sua dirigenza e della sua funzione. Non è giudicabile. Ma spero di cuore che le cose vadano bene e domani gli elettori siano più buoni di quanto non sia stato io adesso».

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