9 giugno 2014

«Tolleranza zero contro gli sprechi»

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di Matteo Mascia, L’Unione Sarda 8 giugno 2014

Sanità. Convegno dei deputati sardi del Pd sul problema della riduzione del disavanzo

Garantire il diritto alla salute e capire come potenziare il sistema sanitario nazionale in un periodo di crisi economica. Questi gli obiettivi del convegno organizzato ieri al T-Hotel di Cagliari dai deputati del Partito democratico: Marco Meloni, Francesco Sanna e Donata Lenzi. Presenti il sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo, l’assessore regionale alla Sanità, Luigi Arru e il neoparlamentare europeo Renato Soru.

«La sfida della sostenibilità del sistema sanitario è complessa, occorrono rigore nella spesa, efficienza nei servizi, innovazione tecnologica e organizzativa. In Sardegna abbiamo 400 milioni di euro di disavanzo creato da Cappellacci. Serve un cambio di rotta radicale e tolleranza zero verso sprechi e clientelismo», questo il punto di vista di Marco Meloni, autore dell’iniziativa.

L’assessore Luigi Arru ha spiegato di essere al lavoro per proporre una riforma del sistema sanitario regionale. «Abbiamo le carte in regola per migliorare la nostra rete di conoscenze e di infrastrutture. Deve essere chiaro che non esistono bacchette magiche o ricette miracolose. Ad esempio, non c’è scritto da nessuna parte che una diminuzione delle Asl porterebbe dei risparmi. Dobbiamo ridurre il disavanzo senza aggredire la qualità dei servizi erogati, la nostra spesa procapite è perfettamente in regola con la media nazionale».

Il sottosegretario Vito De Filippo vede con favore la realizzazione del San Raffaele di Olbia. «Stiamo parlando di un investimento in grado di avere importantissime ricadute, non solo in Sardegna. Rinunciarci sarebbe un errore». L’esponente dell’esecutivo ha poi proseguito. «Il governo definirà nelle prossime settimane il contenuto del Patto per la salute, non ci saranno tagli ma dovremmo cercare di limitare gli sprechi. Per il futuro stiamo pensando di rivedere il sistema delle esenzioni ticket; dovranno essere legate al reddito e non solo al tipo di patologia del paziente».
Matteo Mascia