24 aprile 2015

Tre costituzionalisti e alcune domande pretestuose

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Tre noti costituzionalisti, tra i più entusiasti sostenitori della posizione del governo sulle riforme costituzionali, oggi rivolgono alcune domande a Enrico Letta circa qualche dubbio da lui espresso sulle modalità di approvazione e sul contenuto della legge elettorale. Da parte mia, vorrei invitarli a mantenere, anche nel fuoco della polemica, la loro abituale onestà intellettuale.

Anzitutto: essendone stati componenti, non credo difettasse loro la consapevolezza della totale indipendenza rispetto al governo della Commissione e dei suoi componenti relativamente agli orientamenti da sottoporre alla valutazione del Parlamento. Che questi potessero essere in qualche misura riferiti al presidente del Consiglio può essere, al limite, una distorsione legata alla prassi dei tempi correnti, non certo al rapporto tra la Commissione e l’allora presidente Letta. Il quale,peraltro, già a gennaio 2014 espresse pubblicamente, nel corso di una intervista televisiva, la sua predilezione per meccanismi che consentissero ai cittadini di scegliere direttamente i parlamentari.

Per il resto, nessuna delle questioni poste dagli scriventi corrisponde alle valutazioni espresse pubblicamente da Letta, nelle sue dichiarazioni pubbliche di questi giorni e nel suo ultimo libro appena dato alle stampe. Le critiche sono note e sono, in sintesi, due: è sbagliato approvare una legge così fondamentale come quella elettorale da parte di una risicata maggioranza (accadde solo col Porcellum, con gli esiti noti); dopo la ferita del Porcellum è necessario superare del tutto le liste bloccate ( “Abbiamo iniziato la legislatura con l’impegno solenne a rimediare alla nefandezza delle liste bloccate, a cancellare per sempre l’onta del «Parlamento di nominati». È un impegno che possiamo e dobbiamo mantenere”, Andare insieme, andare lontano, pag. 130). Si tratta di posizioni pubbliche e legittime, dalle quali si può naturalmente dissentire, ma senza che per farlo sia necessario rivolgere a chi le ha espresse domande del tutto pretestuose.