24 giugno 2015

Maninchedda finisce nella bufera

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di Matteo Sau, da l’Unione Sarda del 24 giugno 2015

In Regione scoppia il “caso Maninchedda” e la tregua tra i partiti e la Giunta finisce dopo una giornata. A scatenare le reazioni piccate dei rappresentanti politici sono le numerose esternazioni dell’assessore ai Lavori pubblici. Dopo il botta e risposta con il segretario del Pd Renato Soru sui 700 milioni di euro di mutuo per le opere pubbliche, Maninchedda è ripartito all’attacco, provocando la reazione compatta delle forze di maggioranza. L’assessore ha parlato della ricerca di «un capro espiatorio (la Giunta) per esorcizzare senza troppi danni la sconfitta alle amministrative». Per il capogruppo in Consiglio regionale Pietro Cocco «è normale che i segretari dei partiti si incontrino per fare il punto sulla situazione. Per questo stupisce la reazione difensiva dell’assessore, più concentrato sulla ricerca di colpe e motivi di divisioni per ragioni individuali». È polemica anche per il lungo elenco fatto dall’assessore su una serie di sconfitte della Regione nei confronti dello Stato. Sul tavolo, «trasporti marittimi, servitù militari, fiscalità vessatoria e 600 milioni di gettito fiscale che spetterebbe alla Sardegna». Ma sono temi, fanno notare i rappresentanti della maggioranza, «di competenza della Giunta».

Una brutta gatta da pelare per i pontieri che negli ultimi giorni hanno cercato di ricucire lo strappo e ristabilire un rapporto di buona convivenza tra la Giunta e i partiti di maggioranza. La spinta in avanti dell’assessore Maninchedda che ha provato a blindare la carica del presidente della Regione Francesco Pigliaru, sembra gettare benzina sul fuoco dopo il confronto teso di due giorni fa tra il governatore e il leader del Pd Soru.

SCAMBIO AL VETRIOLO Cocco parla di «un’excusatio non petita per motivi strumentali». Maninchedda ribatte: certe affermazioni «non agevolano il dialogo. Il latino si deve saper usare. Io non mi sono scusato di nulla. A disposizione per dialogo e ripetizioni».

PD IN GUERRA Il deputato Marco Meloni affonda su Maninchedda perché «ha decisamente perso il senso delle proporzioni». Il parlamentare quartese va avanti: «A me pare francamente eccessivo che il leader di una forza politica, per quanto degnissima, ma dalla limitata rappresentanza consiliare, pensi di poter parlare a nome della Giunta». Meloni puntualizza alcune questioni sull’elezione di Pigliaru: «Sono certo che Maninchedda abbia ben presente che il presidente della Regione è stato eletto direttamente dai cittadini. È altrettanto vero che non si possa dire lo stesso della Giunta».

Risponde con ironia anche il consigliere regionale, Salvatore Demontis. Ricorda a Maninchedda che «Pigliaru è stato proposto dal Pd e a lui proporremo di proseguire per altri cinque anni. Non so se l’assessore sia d’accordo». Una stilettata anche sulla Giunta: «Nessun margine di miglioramento? Nessun cambiamento di passo? Noi crediamo di sì».

AUTOGOL Il presidente dei Rossomori, Gesuino Muledda, si chiede come mai «l’assessore dei Lavori pubblici faccia una lunga elencazione dei torti che ci fa lo Stato italiano e delle relative vertenze che si sono risolte in danno della Regione autonoma». Poi, continua: «Si va dalla vertenza entrate, a quella sui trasporti; dalla fiscalità oppressiva alla bancarotta delle Province. Le vertenze che si sono chiuse, secondo l’assessore dei Lavori Pubblici, con grave sconfitta e scorno per la Sardegna». Ma queste, ricorda Muledda, «sono questioni che hanno visto impegnati gli assessori competenti e il presidente Pigliaru in prima persona». Infine, la stoccata: «Una supplica, a chi può, di fermare Paolo Maninchedda che sta facendo finta di difendere presidente e Giunta».