9 luglio 2015

Voto di laurea: bene ritiro emendamento, ora ampliare opportunità di partecipazione ai concorsi pubblici

laureati

Considero molto positivamente il parere con il quale la commissione Cultura della Camera ha chiesto la soppressione dell’emendamento che – nella riformulazione del relatore, con l’intesa del governo, di una mia proposta – sostanzialmente introduceva, ai fini della partecipazione ai concorsi pubblici, una differenziazione tra i voti di laurea a seconda dell’Ateneo. Tema, quello della differenziazione tra università, assai complesso e che merita di essere affrontato in altra sede, avendo riguardo alla coesione del sistema e al potenziamento del diritto allo studio, così da consentire agli studenti di scegliere più liberamente l’università (ora non è così).

Il parere della Commissione è apprezzabile in particolare perché, oltre a valutare positivamente la valorizzazione del dottorato di ricerca – attesa da molti anni – chiede di aprire le opportunità di partecipazione ai concorsi pubblici, sia attraverso il superamento del requisito del voto minimo di laurea (per sua natura assai variabile tra i diversi Atenei e corsi di laurea), sia riducendo al minimo indispensabile i casi nei quali tale partecipazione sia condizionata a una specifica laurea.

Si tratta di proposte contenute in due emendamenti a mia firma, che mi auguro possano essere prese in considerazione in Aula, ma che credo possano trovare attuazione anche attraverso disposizioni di rango inferiore alla legge. L’importante è cogliere l’obiettivo. Il risultato sarebbe duplice: si incentiverebbero gli studenti a scegliere l’Università in base all’effettiva qualità della formazione loro impartita, e si sposterebbe sulle prove concorsuali – rese più efficienti e trasparenti da una serie di innovazioni approvate la scorsa settimana in Commissione – la valutazione dei candidati.