2 dicembre 2016

Referendum: le ragioni della riforma e il bisogno di unire l’Italia

Immagine tratta da fanpage.it

La campagna per il referendum costituzionale volge al termine. Da stasera dovremmo avere tutti un riguardo assoluto, molto maggiore di quanto non accada per le “normali” consultazioni elettorali, per le scelte di ciascun cittadino: gli italiani – l’ho visto nelle ultime settimane in molti dibattiti e anche nelle discussioni qui in rete – sono molto più intelligenti di quanto una campagna scomposta e confusa, da ambo le parti, non abbia presupposto che siano.

Il capo del governo – legando, seppure in modo non sempre coerente, il destino politico dell’esecutivo e suo personale all’esito del voto – ha voluto fare del referendum un voto sulla sua azione. Le forze di opposizione hanno adottato la stessa logica. Il risultato è evidente: gli orientamenti dei cittadini si sono allontanati dal merito della riforma, e l’Italia è divisa in due molto più di quanto non lo fosse prima della campagna referendaria. Il consenso per le riforme, che a inizio anno sfiorava il 70% è diventato sempre più basso.

Chi, come me, ha sostenuto l’opportunità di questa revisione costituzionale già nei voti parlamentari (le ragioni, in sintesi: corrisponde al 99% al programma elettorale del PD con il quale siamo stati eletti e migliora la qualità della nostra democrazia con il superamento del bicameralismo paritario, che spesso ci ha consegnato maggioranze diverse tra Camere con gli stessi poteri ma elette da platee differenti e con leggi elettorali differenti), non può che augurarsi che la ragione prevalga, e gli italiani votino guardando ai prossimi decenni, e non solo alla contingenza politica. Certo, lo avrebbero fatto con maggiore libertà se l’annunciato cambiamento della legge elettorale fosse meno generico e fumoso: ma è comunque un impegno positivo che – vigileremo tutti – dovrà essere mantenuto, anzitutto riguardo all’esigenza di restituire ai cittadini il potere di scegliere direttamente i parlamentari.

Rispettare la determinazione che ciascun cittadino assumerà nelle prossime ore con un riguardo all’altezza della sacralità della Costituzione significa principalmente tre cose. La prima, mantenere un atteggiamento – io ho sempre cercato di farlo in questi mesi – di rispetto per le ragioni di chi, anche tra gli elettori del PD e del centrosinistra (sempre che esista ancora, come mi auguro), ha una opinione contraria alla riforma. Sono scelte importanti, in qualche caso laceranti, e meritano in ogni caso profonda comprensione e rispetto.
La seconda riguarda le prossime ore: considero molto importante rispettare (io lo farò anche qui sui social) davvero il silenzio elettorale.

La terza riguarda il post-referendum: comunque vada, l’esito delle urne ci consegnerà la Carta costituzionale che unisce gli italiani, tra loro e con le istituzioni democratiche. Specialmente nel momento in cui le forze più sconsiderate e irresponsabili agitano senza alcun fondamento spettri di brogli, e dunque sostanzialmente minacciano di non rispettare l’esito del voto, chi mette al primo posto l’interesse generale deve affermare fin d’ora la necessità che tutti, dal 5 dicembre, siamo comunque uniti perlomeno nel rispetto della Costituzione.

Dal 5 dicembre ci sarà bisogno di rimediare a molti errori di questi mesi. Ci sarà bisogno di unire ciò che è stato diviso senza ragione: un discorso che riguarda il Partito Democratico, il rapporto tra Pd e ceti sociali e intellettuali che sulla riforma hanno una opinione diversa dalla nostra, e infine – tema decisivo – il rapporto del nostro Paese con l’Unione Europea, che dovrà essere ricondotto alla correttezza e al rispetto, da parte dell’Italia, delle regole che insieme ci siamo dati in sede comunitaria.
Con una consapevolezza di fondo: il voto di domenica è importante, ma i cambiamenti necessari per migliorare l’efficienza del nostro sistema economico e produttivo, combattere le crescenti diseguaglianze sociali, territoriali e generazionali e contrastare la corruzione, richiederanno in ogni caso l’impegno quotidiano di ciascuno di noi, nella vita quotidiana e ancor più, per chi le ha, nelle responsabilità istituzionali e di governo.

Buon voto a tutti!