28 marzo 2017

Il Manifesto – Primarie Pd, Renzi già in festa. Ma è subito baruffa sui dati

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Tratto da “Il Manifesto” – 28 marzo 2017

«La nostra mozione sta andando molto bene anche tra gli iscritti, ma c’è ancora da lavorare: vorrei però dire grazie a tutti perché i primi dati sono superiori alle più rosee previsioni». Dalla sua enews Matteo Renzi carica i suoi. Secondo i dati diffusi dalla sua mozione il segretario uscente procede con il vento in poppa: dopo lo scrutinio di 400 circoli su 6mila e 18mila votanti al momento sfiorerebbe quota 68 per cento, contro il 26,1 di Andrea Orlando e il 6 per cento di Michele Emiliano. Ma su questi primi numeri c’è già baruffa nel Pd. Il coordinatore della mozione del Guardasigilli Andrea Martella snocciola altre percentuali: «Il quadro in nostro possesso si basa sui risultati dei 593 circoli dove si è già votato (pari al 9,2% dei 6.453 complessivi) con una affluenza del 54,3%. Le tre candidature hanno fatto registrare i seguenti risultati: Renzi 62.9% (11.616 voti), Orlando 33% (6.104 voti), Emiliano 4,1% (754 voti)».

DA BRUXELLES ANCHE ORLANDO dice la sua via twitter: «Surreale che i numeri del congresso siano divulgati dai comitati dei candidati e non dal Pd. Anche questo segnala la necessità di un cambiamento». Al quartier generale dello sfidante di Renzi non piace «la maniera di procedere» di queste prime battute delle primarie, «esiste una commissione nazionale del congresso e ancora non ha fornito un dato», spiegano.

LA CORSA DI EMILIANO comunque stenta a decollare. I suoi spiegano che ’si aspettano un’inversione di tendenza quando cominceranno ad arrivare i dati del Sud. Per ora dalla regione del presidente, la Puglia, è arrivata invece una denuncia per irregolarità per il voto di 250 iscritti a Copertino nel Salento. Tutta a favore di Renzi, secondo le ricostruzioni. In cento avrebbero votato a loro insaputa per l’ex segretario, in 87 per Emiliano e in 63 per Orlando. Gli organi di garanzia del partito regionale hanno ottenuto l’annullamento del voto e la riconvocazione del congresso, anzi la convocazione, per sabato primo aprile, data non felicissima visti i precedenti. Il voto dei circoli si concluderà il giorno successivo.

IL FANALINO DI CODA, PER ORA, Emiliano non si perde d’animo, convinto di poter recuperare comunque ai gazebo. Ma intanto la prossima settimana, il Csm affronterà il suo doppio ruolo di magistrato (in aspettativa e fuori ruolo) e politico con incarichi di partito, per la verità da una decina di anni. «La Costituzione non costringe nessuno, per fare politica, a licenziarsi dal proprio posto di lavoro. Non c’è nessuna norma nel merito, è una invenzione di stampa», tuona il presidente. Emiliano ha un problema: se non supera il 5 per cento a livello nazionale (o il 15 in almeno tre regioni) alla convenzione nazionale del 9 aprile finirebbe fuori dalla gara.

E QUESTO SAREBBE UN GROSSO guaio per tutto il Pd. I voti di Emiliano, magari pescati al di fuori del Pd, potrebbero fare la differenza il 30 aprile, la data cruciale dei gazebo. Perché per il Pd renziano la vera preoccupazione è che il numero dei votanti aumenti. Se si scendesse troppo rispetto ai 2 milioni del 2013 il nome vincente ne uscirebbe comunque azzoppato. Per il momento la percentuale dei votanti sugli iscritti è il 54,3 per cento. Migliore rispetto al precedente del 2013. Ma con il calo degli iscritti e l’onda della partecipazione che per ora non monta, anche i numeri assoluti del voto del partito avranno un peso nei gazebo.

RENZI OSTENTA SODDISFAZIONE, in realtà nasconde l’ansia. E incassa critiche molto ruvide da parte di due pezzi da novanta. Il primo è Enrico Letta, ex premier apertamente schierato con Orlando. Ieri il direttore della sua scuola di politica Marco Meloni ha parlato di «e-fake-news» a proposito di Renzi, contestando la sua affermazione che i conti del paese siano peggiorati durante «i governi Berlusconi, Monti e Letta». «La verità è mostrata plasticamente dal Superindice dell’Istituto Bruno Leoni che combina Pil, disoccupazione, deficit, debito e saldo delle partite correnti», replica Meloni. «Col governo Letta il nostro paese era tornato nelle medie europee», invece «dal 2014, primo anno di governo Renzi, l’Italia ha ripreso a divergere dal resto dell’Europa ed è tornata a fondo classifica».

Da Romano Prodi arriva un’altra doccia fredda su Renzi: ieri il professore, altro ex premier, a Cartabianca (Raitre) ha annunciato che voterà alle primarie. «Ma non dico a chi». Ma che voterà Orlando è più che un’ipotesi: lo ha incontrato, lo sente spesso, la sua ex portavoce Sandra Zampa è oggi portavoce del candidato Guardasigilli. Con cui si è schierata la maggioranza dei prodiani.

[Daniela Preziosi]