28 marzo 2017

Il Sole 24 Ore – Tensioni nel governo. Renzi: «Stimo Padoan»

LogoIlSole24Ore

Tratto da “Il Sole 24 Ore – 

La scadenza del 10 aprile, entro cui è prevista la presentazione del Def, fa salire le fibrillazioni nella maggioranza. È da lì che infatti si capirà – prima ancora che dalla manovrina correttiva attesa anch’essa per metà aprile – la portata e la direzione della prossima legge di stabilità. I temi sono noti, primo fra tutti la sterilizzazione o meno delle clausole di salvaguardia sull’iva che solo per il 2018 valgono circa 20 miliardi. Matteo Renzi non ne vuole sapere. L’ipotesi di puntare sul fisco per aggiustare il bilancio non la prende in considerazione. E il niet all’aumento delle accise nella manovrina di aggiustamento, tanto quanto le bordate riservate a Bruxelles contro «la disastrosa politica di austerity», lo confermano. Di presentarsi alle primarie del 30 aprile per la riconferma al leader del Pd e in prospettiva alla premiership, con la dote di un aumento della pressione fiscale per venire incontro alle richieste di Bruxelles, non se ne parla. Non a caso dalla maggioranza Pd nelle ultime ore lasciano filtrare l’apprezzamento per le misure a favore delle zone terremotate che potrebbero essere incluse nella manovrina di aggiustamento.

La prossima settimana, a ridosso del Def e della stessa manovrina, si terrà molto probabilmente un incontro chiarificatore tra Padoan e i parlamentari del Pd. Nel frattempo però Renzi ci tiene a mostrarsi particolarmente conciliante verso il titolare dell’Economia al quale – scriveva ieri sulla sua Enews – lo lega «un rapporto personale di stima e amicizia che nessun retroscena giornalistico riuscirà a mettere in discussione». Un modo per stemperare quelle tensioni con Padoan che da più parti e da tempo venivano segnalate. Silenzio invece su Carlo Calenda. Con il ministro dello Sviluppo ormai i contatti sono interrotti dopo le prese di posizione esplicite di Calenda contro i bonus elettorali. Un deterioramento che avrebbe potuto presagire ricadute sul governo, scongiurate però dalla decisione del consiglio dei ministri di calendarizzare per la prossima settimana la fiducia sul Ddl concorrenza.

Ma per Renzi la difesa dell’operato del suo Governo è il cuore della campagna per le primarie. L’ex premier come al solito opta per l’attacco e nel mirino finiscono anzitutto i suoi predecessori: «I conti sono peggiorati con i governi Berlusconi, Monti e Letta». Una stilettata contro chi, a partire dal suo predecessore a Palazzo Chigi, ovvero Letta, anche negli ultimi giorni non ha risparmiato critiche al renzismo. «In queste ultime settimane – stigmatizza ancora Renzi – si parla delle scelte dei mille giorni in modo improvvisato, specie sul lavoro e sul bilancio pubblico. Non vi tedio. Dico solo a chi ha voglia di discutere nel merito che la verità non è un optional. Quando si parla di numeri andrebbero rispettati i fatti».

Parole a cui i lettiani, schierati con il principale competitor di Renzi alla guida del Pd, il Guardasigilli Andrea Orlando, replicano altrettanto duramente: «Nella sua ultima e-Fake-News», attacca il deputato Marco Meloni l’ex premier «non spiega come mai il governo Letta abbia ottenuto l’uscita dell’Italia dalla procedura per deficit eccessivo aperta ai tempi di Berlusconi e invece ora dopo 1000 giorni di Renzi l’Italia sia nuovamente a rischio della stessa procedura di infrazione». Lo stesso Orlando – ieri a Bruxelles – ci ha tenuto a far sapere che pur condividendo le critiche di Renzi sull’austerità nella Ue, bisogna poi essere in grado di passare «a una proposta politica» per evitare di confondere «le nostre parole con quelle dei populisti e degli euroscettici».

E un primo timido segnale di questa «proposta» potrebbe arrivare proprio dalle misure previste dalla manovrina di aggiustamento. Un modo anche per evitare che la guerra nel Pd deflagri sul governo. E anche per prendere tempo in attesa della partita che si aprirà dopo le primarie e le amministrative con la legge di stabilità.