21 ottobre 2017

Corriere della Sera – Il deputato che in chat si è opposto all’attacco: teppismo istituzionale

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Tratto dal Corriere della Sera – 21 ottobre

«La Banca d’Italia non era sotto un attacco così pesante dagli arresti di Sarcinelli e dall’incriminazione di Baffi, una delle pagine più oscure della nostra Repubblica». Marco Meloni, deputato dem vicino a Enrico Letta, è stato il primo a lanciare l’allarme, nella chat dei parlamentari della sinistra pd, sulla mozione contestata.
Perché è intervenuto?
«Perché mi sono accorto che era in corso un attacco molto pesante e allarmante. Un atto di teppismo parlamentare, che squassa l’equilibrio tra le istituzioni».
Alla fine, però, lei non ha votato contro.
«Ho dato un giudizio politico comunque molto pesante non partecipando al voto e spiegandone le ragioni».
Perché è così grave secondo lei la mozione?
«Perché confonde i confini tra i partiti e le istituzioni. Non a caso ci sono stati richiami così severi da personalità dell’autorevolezza di Napolitano e Prodi e da 45 economisti. Per lucrare qualche migliaia di voti si distrugge un pezzo dello Stato, ha detto Cassese. Confido nel fatto che governo e Banca d’Italia siano in grado di resistere».
Perché Renzi ha deciso questo attacco?
«Prepara la campagna elettorale e cerca di allontanare le sue responsabilità sui ritardi con cui è stata gestita la vicenda banche. Poi vuole mettere in difficoltà il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni».
Modello lo «stai sereno» a Enrico Letta, poi costretto ad abbandonare il suo ruolo?
«È un fatto oggettivo. Sicuramente non fa piacere a Renzi il fatto che Gentiloni, che sta governando bene, nei sondaggi abbia un gradimento molto più alto del suo. E sicuramente lo sta mettendo in difficoltà, come ha fatto pretendendo che il governo mettesse la fiducia sulla legge elettorale, altro fatto gravissimo».
Nel Partito democratico pochi erano a conoscenza della mozione su Bankitalia. C’è un problema anche di rapporti interni a voi?
«È stato un blitz. In casi come questi, su temi complessi, è normale discutere prima. Rosato dovrebbe dimettersi: ha dimostrato di non capire che un capogruppo deve salvaguardare la dignità del gruppo parlamentare e la funzione del Parlamento, non limitarsi a fare il passacarte del segretario del partito».
Come giudica il ruolo di mediatrice di Anna Finocchiaro?
«Ho apprezzato il suo tentativo di ridurre i danni. Ha fatto il possibile per rendere armonico il rapporto tra Partito democratico e governo, con la sua esperienza e le sue capacità. Purtroppo era una missione impossibile».
La ricostruzione del segretario pd Renzi, su chi sapeva e chi non sapeva, non coincide con quella del governo. C’è qualcuno che non sta dicendo la verità, evidentemente.
«È noto che Renzi ricostruisca spesso la realtà pro domo sua».
Qualcuno contesta il fatto che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi sia stata in prima linea in questa vicenda.
«Il suo ruolo mi pare inopportuno. Fossi in lei, non mi occuperei di banche. Tra l’altro non si hanno notizie della querela annunciata a Ferruccio de Bortoli sulla questione di Banca Etruria».
Il presidente del partito Matteo Orfini ha difeso la mozione.
«Le parole di Orfini sono un penoso tentativo di inseguire i 5 stelle sul loro terreno. La Banca d’Italia può essere giudicata per quello che fa, ma i partiti non possono minare la sua autonomia e la sua indipendenza interferendo sulla nomina del governatore, e facendole perdere credibilità in Europa. Con questi atteggiamenti sconsiderati i vertici del Partito democratico fanno un danno all’Italia e buttano al macero la credibilità della sinistra riformista».

 

[Alessandro Trocino]

 

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